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Articoli originali
dell’On. Delia Murer
Dopo l’approvazione in Senato, arriva anche alla Camera la proposta di legge sui trattamenti di fine vita, conosciuta come “testamento biologico”. A Palazzo Madama la discussione risentì molto del caso di Eluana Englaro. Il dibattito si sviluppò a ridosso della decisione della famiglia di Eluana di staccare le apparecchiature di alimentazione e idratazione artificiale e, come si ricorderà, si accese una violenta discussione che intrecciò temi etici a strumentalizzazioni politiche. Poi, come spesso succede, la notizia sui giornali è sfumata ma il dibattito nelle aule parlamentari è andato avanti. Il dibattito in corso nella commissione Affari sociali della Camera è preoccupante. Alcuni testi – tra cui quello licenziato al Senato – contengono rischi ed errori. Il primo, quello più evidente, è l’ostinazione con cui non si considerano cure mediche l’alimentazione e l’idratazione artificiali, valutandole invece come soddisfazione di bisogni primari (fame e sete). La conseguenza è che non essendo cure mediche non si può decidere di rinunciarvi. In
sostanza si sottraggono alla libera scelta del cittadino. Ma soprattutto si interviene duramente nella relazione medico-paziente, orientando le scelte e sottraendo a quello che è il vero luogo della cura la sua funzione centrale. Un documento del Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, approvato a Terni lo scorso 13 giugno, lancia un allarme forte su questo punto. In esso si afferma, infatti, che sulla materia in questione «il legislatore dovrà intervenire formulando “un diritto mite” che si limiti cioè a definire la cornice di legittimità giuridica sulla base dei diritti della persona costituzionalmente protetti, senza invadere l'autonomia del paziente e quella del medico prefigurando tipologie di trattamenti disponibili e non disponibili nella relazione di cura. Ognuna di queste, unica e irripetibile, contiene tutte le dimensioni etiche, civili e tecnico-professionali per legittimare e garantire la scelta giusta, nell'interesse esclusivo del paziente e rispettosa delle sua volontà». Lo stesso documento
afferma anche che «in accordo con una vasta e autorevole letteratura scientifica, la nutrizione artificiale è trattamento assicurato da competenze mediche e sanitarie, in grado di modificare la storia naturale della malattia, calibrato su specifici problemi clinici mediante la prescrizione di nutrienti, farmacologicamente preparati e somministrati attraverso procedure artificiali, sottoposti a rigoroso controllo sanitario ed infine richiedente il consenso informato del paziente in ragione dei rischi connessi alla sua predisposizione e mantenimento nel tempo». Alla luce dei passi citati appare evidente come sia strumentale non annoverare queste pratiche alle cure mediche e come, questa sottrazione, contenga in realtà un tentativo di ridurre gli spazi giuridici nei quali il cittadino può muoversi con libertà di coscienza. Si tratta, in sostanza, di una scorciatoia ideologica per negare un principio più generale e cioè che l’individuo ha diritto alla libertà di scelta e di coscienza. Sottrarre tale diritto è una invasione di campo nella sfera della relazione medico-paziente ed è un’aperta violazione dell’articolo 32 della Costituzione, che riconosce a tutti una facoltà assoluta, quella di dire no all’invasione di un sondino che in modo artificiale rilascia nell’organismo una soluzione medica che tiene allacciata artificialmente a quella condizione che non è morte, ma non è vita. E a poco servono, nell’ottica di una discussione pacata e ragionevole, le esternazioni sui giornali del sottosegretario Roccella che indica, con poco rispetto, chi difende il diritto a rifiutare determinate terapie, come il portatore di una cultura che rifiuta l'esperienza del dolore e della morte. Io penso che ci siano momenti della vita dove l’individuo, e la sua coscienza, sono l’unica misura possibile per la “scelta” giusta. In questo senso la legge uscita dal Senato e su cui rischia di incardinarsi la discussione alla Camera potrebbe far fare un passo indietro al nostro Paese. L’auspicio è che l'esame in Commissione Affari sociali alla Camera produca un testo idoneo a migliorare il quadro giuridico attuale, preservando il ruolo della relazione tra il medico e il paziente e l'autodeterminazione responsabile di quest'ultimo. Tutto ciò in linea con i principi costituzionali e anche con la Convenzione di Oviedo che sancisce la necessità di tenere sempre presenti i desideri del paziente, anche con riferimento a idratazione e nutrizione artificiale, che presentano la stessa invasività dei trattamenti sanitari.