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Articoli originali
del Sen. Ignazio Marino
La ricerca, l'individuazione e la valorizzazione della qualità delle merci è una delle tante sfide che la globalizzazione ha posto all'intero pianeta - non solo all'Italia - e che ha trasformato il nostro modo di produrre, spendere, consumare.
Fino a trent'anni fa, per fare un esempio, nessuno avrebbe potuto pensare che i diritti e i doveri di un lavoratore cinese o indiano potessero condizionare così pesantemente la propria vita, la propria impresa e i propri acquisti. La questione va affrontata con pragmatismo e, soprattutto, senza alcun retaggio ideologico, consapevoli del fatto che ci si trova di fronte a un fenomeno semplicemente non reversibile.
Guardo con favore a qualsiasi strumento sia volto a migliorare la conoscenza che il consumatore ha di quel che acquista: dalla provenienza del prodotto alle sue caratteristiche, e penso che la lotta alla contraffazione e ai falsi giochi un ruolo importante nell'impedire che il mercato venga drogato e i consumatori presi in giro. Non penso però che sia sufficiente solo questo: in questo senso, penso che i governi debbano porsi un obiettivo meno di retroguardia e più coraggioso della mera "tutela" del made in Italy.
Il made in Italy va promosso e valorizzato mettendo le imprese italiane in condizione di competere sul mercato globale: rendendo meno vessatorio il sistema fiscale e assicurandosi che tutti versino quanto dovuto; incentivando l'immigrazione di personale qualificato; sbloccando i gangli di un'economia arrugginita ormai sul punto di collassare.La dicotomia tra "provenienza delle idee" e "provenienza delle merci" è figlia di un assetto sbilenco dell'economia, che va superato in sede nazionale, mettendo le nostre imprese nelle condizioni di accedere alla manodopera di cui hanno bisogno e valorizzando l'elaborazione di idee di qualità, e in sede internazionale, attraverso pressioni e accordi commerciali volti alla creazione di un vero mercato globale, con regole certe uguali per tutti. In ogni caso, va superata la logica per cui la qualità di una merce dipende dalla sua provenienza geografica: la qualità si accerta tramite controlli chiari, regole ben definite e informazione dei consumatori.
Al contrario di quel che pensano alcuni autorevoli esponenti della maggioranza di governo, non credo che la risposta alle sfide della globalizzazione possa essere la chiusura, la conservazione, il protezionismo. Si tratterebbe di una condanna a morte certa per il paese e la sua economia. La sfida è innovare, liberare, regolare: dare alle nostre imprese, al made in Italy, gambe forti su cui camminare per competere nel mondo nuovo.