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La crisi? Ormai non è più una questione affidata alle cicale…

Articoli originali


di Ferdinando Azzariti

Ad agosto è passata sotto traccia una ricerca mondiale effettuata dal McKinsey Global Institute circa i cambiamenti dei consumatori – dopo la crisi mondiale - per quanto riguarda i processi di acquisto. Questa ricerca ha, in particolar modo, affrontato la reazione dei consumatori su alcune categorie di beni e servizi alla crisi economica in cinque Paesi europei: Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia. Che cosa emerge da questa indagine? Sicuramente che il consumatore è cambiato, da cicala è diventato più un giocatore di scacchi perché non fa più mosse dispersive o dettate dal momento, ma ha una precisa strategia di acquisto di prodotti o di servizi. Vediamo in sintesi quali sono le strategie messe in atto dal consumatore per fronteggiare la crisi:

1. controlla le spese.
2. sostituisce solo se necessario.
3. ricorre al fai-da-te.
4. punta al valore.
5. si impegna in una spesa “intelligente”.

“Da questa analisi qualitativa e quantitativa – ha spiegato Georges Devaux di Mc Kinsey – abbiamo visto che i consumatori stanno genericamente spendendo di meno, ma sostituiscono anche i beni di consumo con solo quando ce n’è l’effettivo bisogno, adottano soluzioni fai-da-te, fanno più attenzione al valore intrinseco di beni e servizi e, com’è costume dei tempi nuovi, usano internet per trovare i prezzi migliori”. Il nuovo ritratto del consumatore che ne esce da questa ricerca è quello dunque di una persona più “intelligente”e smaliziato, sempre di più alla ricerca di buoni affari, meno incline alle frivolezze, non compra se non c’è la necessità, e dà meno peso ai marchi che sono di moda ma non offrono un la percezione di un forte valore aggiunto. Secondo Desvaux emerge, guardando al futuro, l’immagine di un consumatore che sa innovare. Se le pressioni sul potere di acquisto resteranno ancora a lungo, è assai facile che le innovazioni si radicheranno nel panorama europeo dei consumi. Il risultato finale sarà che vi sarà più competitività e anche più peso ai canali digitali di acquisto, laddove cioè la comparazione dei prezzi in tempo reale si rivelerà più vantaggiosa per quei cittadini capaci di girare sempre su più sui siti ed i blog di Internet e sempre meno per i negozi reali.

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