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Il labile confine fra la libertà di informazione e la libertà di stampa

Articoli originali


dell’On. Delia Murer

Parliamo di informazione in un Paese che alcune classifiche internazioni sulla stampa libera considerano a "libertà parziale". Reporter sens frontiere (Rsf) ha pubblicato una classifica mondiale della libertà di stampa. L'Italia si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. Ma la sorpresa non è solo questa. Noi tendiamo a far coincidere l'idea della stampa libera come una prerogativa dei paesi democratici occidentali, cioè quelli pia ricchi e sviluppati. E invece, leggendo la classifica, scopriamo che il Costa Rica precede gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. E che realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni, sono in condizione di vantare una reale libertà di stampa.
Questo ci serve a dire che la libertà dell'informazione è un valore complesso, che non va confuso con la libertà di espressione. Ci sono paesi dove è impensabile esprimere liberamente il proprio pensiero. Sono le dittature. Ma ci sono anche Paesi dove la libertà di espressione è garantita nel principio ma questo non si traduce nel fatto che il sistema informativo sia effettivamente libero. Si muovono, soprattutto in realtà economiche sviluppate, sistemi di pressione che sono capaci, pur fatta salva la libertà di principio, di incidere cosi profondamente sui meccanismi informativi da condizionarli. E' il caso dell'Italia, che nella classifica di repoter sens frontiere scivola al quarantesimo posto dei paesi con stampa libera perché — e viene detto — esiste un chiaro conflitto di interesse tra un presidente del Consiglio che svolge una funzione politica e al tempo stesso controlla un impero editoriale. La stessa analisi viene fatta da Freedom House, un'organizzazione non-profit e indipendente fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo Lo studio di Freedom House è stato di recente presentato al News Museum di Washington. Nell'annuale classifica di Freedom House, l'Italia va indietro come i gamberi, insieme a Israele, Taiwan e Hong Kong. Su un punteggio che va da 0 (i Paesi pia liberi) a 100 (i meno liberi), l'Italia ottiene 32 voti: unico Paese occidentale con una pagella cosi bassa. Un declino che dimostra come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà. II problema principale dell'Italia, secondo Freedom House, e Berlusconi, cioè i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida.si vede, quindi, non appare pretestuoso sollevare una questione inerente la libertà di informazione nel nostro Paese. Quando qualcuno ne parla viene subito zittito con argomenti un pò rozzi: si dice che l'Italia è una democrazia consolidata, che ci sono tante voci e che e assurdo parlare di mancanza di libertà. Invece bisognerebbe riuscire a fare un'analisi più attenta. Nessuno pensa che oggi in Italia ci sia una dittatura classica, che impedisce ai giornali di uscire e ai giornalisti di scrivere. Le moderne democrazia occidentali non sono cosi goffe. Ci sono altri strumenti per limitare, nei fatti e non nei principi, la libertà. Le concentrazioni economiche, le proprietà, la raccolta pubblicitaria, il controllo delle tv, fino alle intimidazioni delle denunce civili. Tutte armi con le quali — fatto salvo il principio della liberta. — il potere agisce per limitare nei fatti gli spazi.in una democrazia la libertà di informazione e di stampa è un bene supremo. Non per una questione di principio ma un fatto sostanziale. Se a scegliere i gruppi dirigenti sono tutti i cittadini con il loro voto, e necessario, in virtù di una scelta consapevole, che i cittadini sappiano, siano informati, conoscano. Una manipolazione delle notizie, una restrizione della libertà di stampa e di informazione ê un attentato alla democrazia.cultura autenticamente democratica non può che avere le sue basi nel come s'informa e come si viene informati. In questo senso, mi permetto di osservare, che non è solo questione di poteri economici e di gruppi di pressione. C'entra, purtroppo, anche una mancanza di rigore da parte delle categorie interessate. La stampa tedesca, o quella inglese, che pure si muovono dentro lo stesso sistema economico, ha dentro di sé una identità di maggiore rigore e serietà rispetto a quella italiana. Questo fa si che un problema legato alla libera informazione, in Italia, ci sia sempre stato. Berlusconi, con la sua figura anomala di politico-editore, l'ha amplificata. Ma i tentativi del potereinvadere gli spazi della libera informazione sono sempre esistiti. E purtroppo hanno talvolta trovato negli stessi ambienti giornalistici dei complici. Quanti giornalisti si sono prestati ad essere costole del potere politico?riflessione anche interna al mondo del giornalismo italiano non sarebbe sbagliata. E' giusto indicare nel potere politico ed economico chi vuole asservire l'informazione, perché è così. Ma bisogna che anche la categoria giornalistica faccia autocritica e cominci a indicare chi, dal suo interno, e disposto a farsi asservire, cioè è disponibile a lavorare per conto di questo disegno di asservimento.tornare a declinare parole come professionalità, competenza, autonomia in luogo invece delle etichette, delle appartenenze, delle connivenze che talvolta sono gli stessi operatori dell'informazione a cercare.

Io credo che non dobbiamo invocare una stampa libera ma dobbiamo anche pretendere un giornalismo serio.

Occorre fermare il degrado dell'informazione, attaccando chi se ne vuole impadronire. Ma anche iniziando a pensare, dentro la professione giornalistica, che quello e un mestiere che deve garantire i lettori nel loro insieme e non una parte di essi.dico, in conclusione, che il tema della libera informazione riguarda la politica, gli editori, i poteri economici. E riguarda anche una maggiore professionalizzazione di chi fa giornalismo. Esistono le opinioni ed esistono le notizie. Esistono i punti di vista ed esistono i fatti. Esiste il pluralismo delle voci ed esiste la cronaca, che deve raccontare quello che succede a prescindere da come la pensi. Esiste l'obiettività, esiste l'onestà intellettuale. Esiste il rigore, lo stile, la serietà. Quando parliamo di stampa libera, di diritto all'informazione dobbiamo ricordarci che parliamo di un complesso sistema di responsabilità dove ognuno deve imparare a fare la propria parte fino in fondo.


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