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Cancro del colon: nuove opportunità di cura per il secondo big killer tra i tumori

Comunicati stampa



Il tumore al colon è il secondo “big killer” tra le neoplasie dopo il tumore al polmone.
In Veneto, attualmente il numero delle persone che convivono con questa grave patologia supera i 25.000 casi: ogni anno si registrano circa 4.300 nuove diagnosi e oltre 1.200 decessi. Gran parte di questi decessi potrebbero essere evitati con una diagnosi precoce e trattamenti tempestivi.



Notizie positive arrivano dall’ultimo Congresso Europeo di Oncologia di Berlino dove sono stati presentati i risultati di uno studio internazionale al quale ha partecipato anche l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Trieste: una nuova associazione terapeutica con capecitabina orale migliora la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti.



Verona, 1 ottobre 2009 – Presentati oggi a Verona i risultati dello studio internazionale XELOXA, al quale hanno partecipato anche numerosi Centri italiani.
I dati, presentati in anteprima a Berlino durante il Congresso ECCO-ESMO che si è chiuso pochi giorni fa, dimostrano che i pazienti con tumore colorettale in stadio inizialetrattati con capecitabina e oxaliplatino subito dopo intervento chirurgico vivono liberi da malattia più a lungo rispetto ai soggetti trattati con il regime chemioterapico comunemente impiegato basato su 5-FU/LV (5-fluorouracile/leucovorin).
Questi risultati confermano che i pazienti possono contare su un’ulteriore opzione nel trattamento del carcinoma del colon-retto.
Notizia questa più che positiva dal momento che il tumore del colon retto è la seconda causa di morte da tumore in Europa (circa 500 decessi al giorno) ed è il terzo tumore più diffuso al mondo con circa 1 milione di casi all’anno. I dati più recenti stimano circa 40.000 nuovi casi ogni anno in Italia con 15.000 decessi.
“Lo studio XELOXA, il più grande studio mai effettuato condotto su pazienti non trattati in precedenza e sottoposti a intervento chirurgico per tumore del colon-retto” – precisa il professor Hans-Joachim Schmoll, coordinatore del trial e Direttore Dipartimento Oncologia Università di Halle-Germania –“ha dimostrato che la sopravvivenza libera da malattia a tre anni nei pazienti trattati con regime XELOX (capecitabina + oxaliplatino) è stata del 70,9%, superiore al braccio 5-FU/LV (66.5%).”


I numeri parlano chiaro: il tumore del colon retto è il secondo “big killer” tra le neoplasie dopo il tumore al polmone. “
In Veneto” – ricorda Gianluigi Cetto, Direttore della Cattedra di Oncologia Medica dell’Università di Verona – “sono oltre 25.000 i casi di persone che convivono con questa grave patologia che ogni anno fa, nella nostra regione, oltre 1.200 vittime”.

La combinazione di capecitabina e oxaliplatino” sottolinea Carmine Pinto, Direttore dell’Unità di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Trieste, che ha partecipato allo studio internazionale “consente un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia nel cancro del colon e soprattutto una riduzione della tossicità rispetto al regime chemioterapico con fluorouracile/leucovorin
Altro aspetto fondamentale che emerge dallo studio è la maneggevolezza della nuova associazione terapeutica rispetto alla chemioterapia standard: con la terapia orale a base di capecitabina la somministrazione può avvenire a domicilio, con un evidente beneficio in termini di qualità della vita per i pazienti.
La capecitabina può essere definita una chemioterapia target: il farmaco è stato sviluppato per trasformarsi in fluorouracile direttamente all’interno delle cellule tumorali, aumentando la propria attività proprio all’interno della cellula bersaglio e riducendo gli effetti collaterali alle cellule sane circostanti. Anche per questo motivo la combinazione capecitabina e oxaliplatino è ben tollerata anche dai pazienti più anziani.
Quindi ottime notizie per i pazienti: nuove strategie di cura vanno ad arricchire l’armamentario terapeutico a disposizione dei medici oncologi per trattare il tumore del colon retto, che a differenza di altri tipi di tumore, nel 90% dei pazienti, grazie a diagnosi precoce e a trattamenti tempestivi potrebbe andare incontro a remissione.


(Comunicato stampa Proforma)


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