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Vaccino antipandemico: lettera aperta ai medici

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Mentre si fa sempre più forte il tam tam mediatico a favore della vaccinazione di massa contro l'influenza pandemica, crescono come ben sapete i più concreti dubbi sulla reale sicurezza di questo vaccino.
Dubbi che non provengono solo dal fatto che per la prima volta nella storia per inoculare un antinfluenzale sarà necessario farsi firmare una liberatoria ("consenso informato"), richiesta insolita che già di per sé fa nascere legittimi sospetti.
Il vero elemento di rischio, quello per cui si invita tutta la classe medica a una decisa presa di posizione è uno, semplice, ben identificato e dal nome ben preciso: si chiama squalene.
Per chi non lo sapesse, l'unico vaccino oggi disponibile in Italia (il "Focetria" della svizzera Novartis) contiene 9,75 milligrammi di "squalene", una sostanza presente nell'olio di fegato di pescecane e finora testata su grandi numeri, come additivo per un vaccino, solo sugli anziani.
Ma facciamo un passo indietro. Perché una casa farmaceutica seria ed affermata come la Novartis decide di mettere un additivo solo parzialmente sperimentato in un vaccino? Semplice. Per produrre velocemente milioni di dosi a basso costo.
La casa farmaceutica in questione possiede infatti tra i propri brevetti l'adiuvante "MF59", contenente appunto 9,75 milligrammi di squalene, che inoculato nel corpo umano sollecita e amplifica la risposta del sistema immunitario. Risultato? A parità di efficacia, utilizzando in un vaccino una sostanza che amplifica l'aggressione immunitaria è possibile impiegare una dose molto inferiore di principio attivo (il virus stesso), con conseguente risparmio di tempi e di costi. Rischi? La Novartis rassicura tutti facendo osservare che è dal 1997 che esiste sul mercato un vaccino contenente "MF59" (il Fluad) e che essendo stato già commercializzato senza drammi in milioni di dosi nulla può far pensare ad una sua pericolosità. Peccato che il Fluad sia un vaccino destinato unicamente agli anziani over 65 e che sia stato messo a punto "adiuvato" proprio perché questi soggetti presentano un sistema immunitario meno reattivo. Quindi per converso non può dare certezze sul suo uso in fasce di età più giovani.
Aggiungiamo anche che negli Stati Uniti l'uso di questo additivo non è concesso, se non altro per essere stato sul banco degli imputati come possibile causa della tristemente nota sindrome della Guerra del Golfo. Nonostante le più forti smentite restano infatti in piedi diverse evidenze che collegano lo squalene al vaccino contro l'antrace inoculato ai militari della prima campagna contro l'Iraq. Osserviamo anche che nemmeno il vaccino antipandemico Panflu che stanno preparando i cinesi lo conterrà. E che in Europa è solo grazie a particolari manovre dette di "pre-registrazione" effettuate anni fa per l'emergenza "aviaria" che è stato dato velocemente il via libera a due tipi di vaccini allo squalene, tra cui appunto quello Novartis comprato in 24 milioni di dosi dal governo italiano.
Ma veniamo ora al punto chiave, a quello che voi medici siete a nostro avviso chiamati a ribadire a gran voce in ogni sede: questo tipo di vaccino adiuvato allo squalene può avere serie ripercussioni sulla salute umana, in particolare su quella dei bambini.
Vediamo di capirne bene il perché. E' fondamentale premettere che lo squalene è naturalmente presente anche nel corpo umano: questa biomolecola viene infatti prodotta anche dal nostro fegato e costituisce un precursore, o in altri termini uno dei "mattoncini", coinvolti nella produzione degli steroidi (sono ad esempio steroidi gli ormoni sessuali come il testosterone).
Ora, come voi medici ben sapete, per il principio della "tolleranza" il sistema immunitario di norma non attacca qualcosa che il corpo stesso produce. Quindi è ben evidente che se iniettando intramuscolo lo squalene ottengo proprio uno scatenamento delle difese immunitarie (vuoi perché lo squalene entra per una "strada" non usuale, vuoi perché si trova laddove non deve stare) ho di fatto violato, almeno momentaneamente, il principio della tolleranza: ho indotto il corpo per la prima volta ad attaccare qualcosa che egli stesso produce.
Dov'è a questo punto il rischio? Il grosso, inaccettabile, rischio? Proprio in questa parola: "momentaneamente". Perché esiste la concreta possibilità che il sistema immunitario risponda all'aggressione non solo sviluppando gli anticorpi al virus (che è l'effetto desiderato) ma anche quelli allo squalene stesso. Ed ecco quindi che l'attacco allo squalene da parte dell'organismo potrebbe non essere più solo momentaneo ma proseguire anche in seguito anche laddove questa sostanza ha ragione d'essere e risulta indispensabile. Se il sistema immunitario dovesse quindi imparare, in seguito a questa aggressione, a considerare "nemico" lo squalene ne deriverebbero le tremende conseguenze tipiche delle malattie autoimmuni, devastanti e purtroppo di norma irreversibili.
Ma perché ribadire a gran voce che sono proprio i bambini i soggetti più a rischio di sviluppare una drammatica "autoimmunità" allo squalene? A parte la generica osservazione che il sistema immunitario di un bambino è sicuramente più delicato di quello di un adulto, c'è un grosso punto su cui riflettere. Lo squalene, come detto, è uno dei precursori nella produzione degli steroidi (es. testosterone) e quindi nei bambini è ancora meno metabolizzato che negli adulti. Lo sarà, ad esempio, molto di più nella pubertà.
Ne deriva quindi che il sistema immunitario di un bambino non "conosce" lo squalene così bene come quello di un adulto. Ed è proprio su questa "non conoscenza" che si fonda il rischio che l'aggressione indotta dal vaccino non sia solo momentanea: tanto più l'organismo del piccolo non sa che lo squalene oltre che "cattivo" può anche essere "buono", tanto più facilmente lo etichetterà definitivamente come "cattivo".
In altre parole, iniettare a un bambino la stessa identica dose di 9,75 milligrammi finora riservata a "svegliare" il sistema immunitario degli over 65 rappresenta un rischio inaccettabile di provocare nel piccolo squilibri irreversibili.
A fronte poi di un'influenza che per quanto contagiosa presenta una mortalità più bassa di quella stagionale, ne deriva il senso del presente appello. Dite no, in ogni sede e occasione, a questo vaccino.

Dott. Andrea Massimo Mazzotti
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